Home   Studenti   Cristianesimo   Estetica   Religioni  Link
  Piazza   Genitori     Fede e ragione     Etica  

  Materiali

   Guestbook
  Contatto   Blog     Persona-Società     Pensieri     Libri    Svaghi
 

Pensieri

 
· Il Crocifisso pubblico
· Un PACS indietro
· Il Liber Paradisus
· L'amicizia spirituale
· Il Liber Paradisus
· Immagina un Paradiso
· Elogio follia di Erasmo
· Pico della Mirandola
· Miracolo come segno
· Il silenzio di Dio
· La gioia del credente
· Saluto introduttivo
· Pasqua e pensiero
· Follia del nichilismo
 
   
   
     

Leggi "Immagina un Paradiso"

IMAGINE THE WORLD

di Mauro Breveglieri


Ciao!! Prima di tutto volevo augurare a te e a tutti quelli che leggeranno quanto scrivo una Buona Pasqua, anche se oggi siamo verso la fine di Maggio, perché bisogna che ogni giorno sia Pasqua, non solo un giorno all’anno, o un giorno alla settimana, ogni giorno deve essere vissuto come rinascita a qualcosa di nuovo e solo sentendoci continuamente per la prima volta in questo mondo possiamo avere lo stimolo di andare avanti, di continuare a ricercare, a studiare, a imparare qualcosa di nuovo. Non dobbiamo mai sentirci appagati, essere coscienti che in fondo, come disse Socrate, se c’è qualcosa di cui possiamo essere certi è di non sapere nulla, ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo scopriamo di avere sfondato un muro che ci chiudeva il cammino verso nuovi corridoi che portano ad altri innumerevoli muri da sfondare, per poter creare uno spazio sempre maggiore che ci dia aria nuova e fresca da respirare, evitando di morire di stenti rinchiusi tra le quattro mura iniziali, che altro non sono che l’ignavia portata dall’appagamento, o dalle distrazioni del mondo, se viene visto solamente nella sua contingenza e non nel continuo movimento di crescita che, come essenza stessa della sua natura, ci porta a seguire.

-Imagine-

Prof Zambelli, per la prima volta provo a rispondere ad uno dei tuoi milioni di “editoriali” per provare a difendere (o a criticare anche io) la canzone-preghiera che da sempre tengo come punto di riferimento ideale, come può esserlo il Padre Nostro per tutti i cristiani, entrambi continuo ricordo dei valori più puri e delle aspirazioni più umane che tutti quanti dovremmo avere.

-John Lennon, figlio del suo tempo-

Non so se sapevi, quando hai avuto quel tuo flusso di coscienza, ciò che pensava John Lennon del rock, che in fondo per lui era la vita: essa non è altro che l’esserci adesso, essere qui in questo “luogo” in questo preciso istante, ovvero BE HERE NOW.
Ciò dovrebbe essere un’ulteriore conferma della tua visione di un Lennon ateo e radicato nella contingenza della vita, ma penso che questo sia dovuto più all’ambiente, la tanto criticata società del 1900 e del capitalismo, e dall’epoca storica in cui ha vissuto, dopo due guerre mondiali e un lungo periodo di continua guerra non dichiarata, la “guerra fredda”, che hanno cancellato dalle menti di tutti quanti che l’essere umano ha una valenza superiore a quella di un numero, non è solo protagonista di dati e statistiche di consumi e abitudini, che la sua essenza non è quella di essere il mezzo per fare salire grafici deficitarii, ma c’è qualcosa di più.

-L’apertura a tutte le realtà-

Ma non credo assolutamente che si possa definirlo un uomo ateo, anzi tutt’altro, un uomo alla continua ricerca di risposte che non poteva ritrovare semplicemente in una religione scritta e definita, ma che necessitavano una conoscenza di tutte le filosofie e religioni, che andava poi rielaborata in ciò che lui in fondo era, un uomo che era vittima e forse complice di ciò che denunciava, una società dove non si crede più a niente e dove l’individualismo è il pericolo maggiore, il chiudersi in sé stessi e non cercare di conoscere quanto l’altro ha da dirci, per paura di sfondare un muro che ci apra spazi talmente vasti da sentirci persi invece che farci capire che siamo tutti su un’unica barca, ed è inutile riparare solamente il muro che ci divide dagli altri per difendere solo noi, fregandoci se magari gli altri urlano chiedendo aiuto perché un buco sta facendo entrare nel loro angolino dell’acqua e non riescono a gestire la situazione… Se anche loro saranno i primi ad annegare, la barca andrà prima o poi completamente a fondo, e anche noi li seguiremo.

-Lennon contro gli “sfruttatori della spiritualità”-

Se Lennon dice di non credere che poi ci sarà un Paradiso o un Inferno non significa che egli voglia la scomparsa di ogni tipo di spiritualità, ma semplicemente non accetta, come un secolo prima già il filosofo tedesco Feuerbach, che dalla creazione di un proprio ideale, religioso o politico che sia, si arrivi ad essere sottomessi a ciò che siamo stati noi a sviluppare, poiché rischiamo di essere manovrati a piacimento da chi utilizza questi nostri alti valori per i propri fini, che sono sempre ristretti al piccolo, alle cose materiali e non aspirano certo a ciò che noi inizialmente credevamo.
Ovviamente in una strofa di una canzone non poteva essere più esplicito, ma credo che anche
oggi se qualcuno gli avesse criticato di inneggiare all’ateismo lui avrebbe riportato le stesse identiche parole, perché vediamo anche oggi come ci sia gente che utilizza una filosofia dello spirito (penso sia meglio chiamarle così piuttosto che religioni, perché sono in fondo una deviazione rispetto al pensiero originale dei cosiddetti “profeti”) come può essere quella insegnata da Maometto per indirizzare persone disperate ad uccidere altre persone (non meno disperate), o si vedono dall’altra parte, in nome della difesa di una propria cultura , che comprende anche una propria religione (e non filosofia dello spirito, attenzione), persone che mandano a sterminare esseri umani con la noncuranza e il menefreghismo che può essere dato solo dalla non considerazione di un essere vivente in quanto tale ma solo, come detto prima, come numero e base per tabelle statistiche: le cosiddette “perdite civili” al posto delle più umanizzate “morti di persone”, come se queste non fossero decedute ma solamente perse, non rientrate a casa per un strano motivo, o i cosiddetti “effetti collaterali” invece che “omicidio/sterminio di persone estranee alla guerra”, come se nell’ingerire la benefica medicina della guerra a fini umanitari(?!) siano cresciuti in faccia dei brufoli incancellabili, questi “fastidiosi” morti, che rendono meno piacevole un’azione che come fine aveva quello di farci stare meglio.

-John Lennon & Gesù di Nazareth-

Credo inoltre che questo testo non possa essere giudicato negativo e ancora meno definirlo ateo,
perché vedo in esso, scusami l’eresia, il Padre Nostro della nostra epoca.

Vedo nella Gerusalemme del primo secolo dopo Cristo un uomo che attorniato da una folla immensa che aspetta solamente di sentire un suo parere su tutto, perché considerato il saggio rivoluzionario che potrà dare un senso a tutti quanti e a tutte le loro domande sulla vita, iniziare un discorso dicendo di dimenticare ciò che Mosè aveva loro insegnato, perché non veniva più considerato nel senso originario del messaggio, e di ricordarsi semplicemente di amare il prossimo come si ama sé stessi. Un uomo che non santificava il sabato, andandosene a zonzo per i campi di grano assieme ai propri amici, un uomo che entrava in chiesa e ribaltava i soldi e tutti quegli oggetti che venivano venduti (addirittura!!) all’interno del tempio. E se lui non può essere considerato miscredente o ateo, perché tutto mi sembra tranne che una persona tale, non credo possa esserlo Lennon se invita a dimenticare il Paradiso e l’Inferno e le religioni, considerati nell’eccezione negativa che nei secoli hanno acquistato.

*above us only sky *Padre nostro, che sei nei cieli
*living for today *Dacci oggi il nostro pane quotidiano

In fondo, anche Lennon in “Imagine” mostra un senso di spiritualità, questa esigenza innata di trovare risposte e lo fa vedere, alzando la testa al cielo per cercare qualcosa che al momento non trova e lo obbliga a ritornare alle questioni quotidiane, ma lasciando intendere che tornerà sicuramente a guardare in alto per vedere se c’è davvero solo Cielo. Nel Padre Nostro entrambe queste esigenze sono riportate nella richiesta del pane quotidiano, che rappresenta il bisogno giornaliero di risposte a qualcosa che ci appare più grande di noi, ma anche più semplicemente il
riuscire a soddisfare il bisogno primario del cibo, e per poterlo fare dobbiamo per forza vivere il presente.

*the world will be as one
*the world will live as one
*Venga il tuo regno

E quando Gesù auspicava la venuta del regno di Dio, non credeva forse ad un mondo dove non ci fossero più divisioni e guerre, dove le rivalità non esistessero più e dove tutti fossimo coscienti di essere parte di un mondo unico e dove tutti vivano come se le vite di tutti non siano altro che un’unica vita che le racchiude? Ma chi ha il coraggio di dire che Gesù fosse un sognatore? Probabilmente tutti, ma siamo certi che in fondo non è l’unico ad esserlo… Se poi la realtà di tutti i giorni sembra distruggere tutti i sogni, quelli di fratellanza come quelli di una più moderna solidarietà sociale tra gli uomini, non dobbiamo dare la colpa né a un Dio né alla mancanza di questo Dio. Il problema siamo noi, che in fondo non riusciamo a concepire una realtà più vasta di quella che ci appare ai nostri sensi, non sentiamo la barca che sta inclinandosi per la troppa acqua ormai accumulata nella stiva e continuiamo ad andare avanti, perché la nostra stanza è ancora pulita e ben ordinata, e ci appare assolutamente inutile e controproducente andare a sporcarci nella sudicia stiva a fare un lavoro al quale devono pensare i marinai o chi ci è in mezzo, non certo noi.

*no need for greed or hunger *E non ci indurre in tentazione

Ma cos’è che ci ferma, qual è l’ostacolo che non ci permette di vedere oltre la nostra realtà? Certamente le tentazioni di questa vita, tutte quelle cose che brillano e luccicano e più ne abbiamo più sembra che gli altri ci stimino. Ma ci stimano o ci odiano? Probabilmente il mostrare di avere qualcosa di nostro, che gli altri non hanno, fa nascere in loro un’invidia tale che può portarli ad un sentimento di rabbia grandissimo, danneggiando sia loro che noi, perché la loro avidità li porterà a non vedere altro e soffriranno per qualcosa che in fondo è destinato a rimanere ad altri quando tutto finirà, mentre noi saremo sempre più costretti a isolarci per timore di essere colpiti o uccisi, e questa solitudine creerà un altro tipo di sofferenza equiparabile alla loro. Tutto questo non è poi altro che il rapporto attuale tra il ricco Occidente, chiuso sempre più a difesa di sé stesso e delle proprie ricchezze, e il terzo mondo che aspira agli stessi possedimenti rimuginando dentro sé una rabbia che ogni giorno cresce negli attentati suicidi ormai diventati tristemente abitudinari.

*no possessions *Ma liberaci dal male

Per vivere una vita in pace non possiamo allora sperare in nient’altro se non nella perdita dell’importanza dei beni materiali, che è diventata maggiore di quella della vita stessa, per cui è lecito uccidere chi tenta di appropriarsi dei nostri beni, la vita di un essere vivente può diventare inutile se questo si introduce nella nostra abitazione o nel nostro negozio, ed è giusto che rimanga a marcire tutta la vita in una camera di due metri quadrati se ha provato a rubare, e deve rimanerci anche se si pente, perché la sua vita non ha importanza alcuna e deve essere l’esempio da portare a chi può avere simili intenzioni.

*a brotherhood of man *Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo
ai nostri debitori
*all the people sharing all the world
*I hope someday you’ll join us

Forse non possiamo dire che Gesù fosse un no-global, un comunista, o un John Lennon dell’epoca, ma anche lui sognava comunità di persone che assieme si mantenessero e si sostenessero a vicenda nelle avversità, e secondo lui se qualcuno aveva fatto uno sbaglio, era giusto perdonargli tale colpa, farlo uscire dalla prigione e cancellargli i debiti, monetari o umani, che egli aveva accumulato nei confronti di altri, non perché Gesù fosse un uomo buono e gentile, ma perché aveva capito come il male di uno fosse il male di tutti, se uno cade non si deve camminargli sopra per raggiungere per primi un obiettivo, ma bisogna rialzarlo e percorrere la strada assieme perché se esiste, la meta è inarrivabile per chi tentasse di raggiungerla da solo, c’è bisogno di mettere in comune le proprie conoscenze per superare gli ostacoli, discutere sulle opinioni, magari anche esattamente opposte, e trarne soluzioni che derivino dall’ascolto di tutte le parti in causa, perché nessuno può essere convinto di sapere quale sia la strada giusta.

You may say I’m a dreamer…

But I’m not the only one!!

Non dobbiamo pensare che se questi sognatori sono tali da così tanti millenni vuol dire che in concreto non si arriverà mai a niente ed è stupido fermarsi a fare questi sogni, ma dobbiamo semplicemente, anzi no, con grande difficoltà e con grandi sforzi, accorgerci che in fondo la maggioranza degli esseri umani è sognatrice, non c’è alla fine quest’immensa differenza tra ciò che aspira Gesù da quel che desidera Lennon, né Marx ha idee di bene per tutti diverse da quelle che vorrebbe il capitalista George W. Bush, e solo unendo i propri sforzi e le proprie convinzioni con tutti, riuscendo a liberarsi dalle catene di una staticità mentale che non porta a nulla si potranno realizzare tutti i nostri diversi sogni, che in fondo è un sogno unico, globale.

Spero che queste mie righe possano aiutarti a capire un po’ di più della realtà che ci circonda tanto quanto la lettura dei tuoi editoriali e le lezioni tenute in classe hanno aiutato me in questi ultimi due anni di Liceo.

We may say we are all dreamers, at the end.

Buona Pasqua


MAURO