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Etica


Dibattito sul fondamento del Bene e del Male a partire dalla frase di Feodor Dostoevskij:

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Comitato Nazionale di Bioetica

Parere del Comitato  |  Allegato A  |  Alegato B

PARERE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA
SU RICERCHE UTILIZZANTI EMBRIONI UMANI
E CELLULE STAMINALI

ALLEGATO B

MOZIONE PRESENTATA DAL PROF. FRANCESCO DONATO BUSNELLI NELLA SEDUTA PLENARIA DELL’11 APRILE 2003


1. In relazione all’avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell’U.E. il Ministro Moratti ha richiesto al CNB se sia eticamente lecito:
a) svolgere sul territorio nazionale ricerche utilizzanti embrioni umani anche soprannumerari che ne determinino la distruzione;
b) svolgere ricerche utilizzanti cellule staminali derivate da embrioni umani prodotte in data successiva all’avvio del VI Programma Quadro di Ricerca dell’Unione Europea;
c) produrre cellule staminali derivate da embrioni umani anche soprannumerari;

2. Ricordando che in sede di redazione del documento su Identità e statuto dell’embrione umano (del 27 giugno 1996) questo Comitato “è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l’embrione umano, sin dalla fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone, e ciò a prescindere dal fatto che all’embrione venga attribuita sin dall’inizio con certezza la caratteristica di persona nel senso tecnicamente filosofico”;

3. Ricordando altresì che in sede di redazione del Parere su La clonazione come problema bioetico (del 21 marzo 1997) questo Comitato ha avuto modo di ribadire, nell’esprimere una “condanna etica” della clonazione di individui umani, “il diritto di ciascun essere umano alla propria dignità”;

4. Considerando che la “Carta di Nizza” (“Progetto di Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” del 28 settembre 2000) esordisce affermando nei termini più ampi e indifferenziati che “la dignità umana è inviolabile “ (art. 1), specificando poi, sempre in termini generali e categorici, che “ciascuno (everyone) ha diritto alla vita” (art. 2, comma 1);

5. Prendendo atto del divieto di “costituzione di embrioni umani a fini di ricerca” stabilito dalla “Convenzione sui diritti dell’uomo e della biomedicina” (c.d. Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997), ferma restando comunque l’imprescindibile esigenza di assicurare “una protezione adeguata all’embrione” qualora una legge nazionale consenta “la ricerca su embrioni in vitro formati con fini riproduttivi” (art. 18);

6. Considerando, conclusivamente, che i documenti di natura bioetica e di natura normativa (o, comunque, giuridica) fin qui menzionati offrono un quadro d’insieme relativamente coerente e non possono essere ragionevolmente disattesi in sede di risposta ai quesiti de quibus,

il Comitato Nazionale per la Bioetica,

con l’intento di superare per quanto possibile le divergenze radicali espresse al suo interno al fine di corrispondere alle aspettative del Ministro richiedente, formula le seguenti risposte:

quanto al quesito sub a): si propende, allo stato, per la negazione di un principio generale di liceità etica della ricerca utilizzante embrioni umani anche soprannumerari che ne determini la distruzione. La possibilità di riscontrare un’area eccezionale di liceità etica limitata a ricerche su embrioni soprannumerari dipenderà dalla verifica di una serie di fattori non ancora compiutamente definiti – l’accertata inadeguatezza dell’“obiettivo ottimale di ‘riprogrammare’ cellule mature”: una documentata concretezza della prospettiva di applicazioni terapeutiche innovative di straordinaria importanza da valutarsi caso per caso; l’individuazione di criteri di accertamento della ragionevole impossibilità di impianto dell’embrione – e dalla conseguente introduzione di una legge che stabilisca preventivamente presupposti e condizioni tali da giustificarne la legittimità costituzionale alla stregue dell’imprescindibile bilanciamento tra il valore individuale dell’embrione, anche soprannumerario, e il valore sociale della tutela della salute come “interesse della collettività” (art. 32 Cost.);

quanto al quesito sub b): si propende per una risposta negativa, in quanto la delimitazione temporale prospettata appare allo stesso tempo ingiustificatamente restrittiva e arbitrariamente generalizzante. Ingiustificata risulta la discriminazione tra condotte omogenee sotto il profilo di un giudizio etico; eticamente illecita, per le ragioni esposte in risposta al precedente quesito, sarebbe una “liberalizzazione” delle ricerche afferenti a un periodo temporale definito, secondo una logica “politica” arieggiante alla tecnica del condono;

quanto al quesito sub c): il verbo “produrre” getta una luce di ambiguità sul quesito. Se, verosimilmente, si vuol fare riferimento a una “produzione” che si distingue dalla “ricerca” – alla quale si riferiscono in modo generale i precedenti quesiti – la risposta sarebbe negativa, specie se la produzione, non ulteriormente definita, dovesse estendersi a iniziative onerose, andando così a urtare contro il divieto di profitto sancito dall’art. 21 della Convenzione di Oviedo, secondo cui, com’è noto, “il corpo umano e le sue parti non possono essere, in quanto tali, fonte di profitto”. Se, invece, la “produzione” evocata dal quesito dovesse, meno verosimilmente, essere intesa come mera modalità della ricerca (in senso generale), allora il quesito diverrebbe superfluo, dovendosi considerare ricompreso nei quesiti precedenti.

7. Hanno espresso voto favorevole a questo testo i seguenti membri del C.N.B.: Francesco Donato Busnelli, Isabella Maria Coghi, Luigi De Carli, Simonetta Matone, Stefano Racheli.