Introduzione
Giuseppe Flavio
Cornelio Tacito
Plinio il giovane
Svetonio
Adriano imperatore
Trifone giudeo
Marco Aurelio
Epitteto
Galeno
Frontone
Luciano di Samosata
Celso

 

Andrea Nicolotti

GALENO

  Galeno

Ritratto di Claudio Galeno secondo una xilografia del sec. XVI

Claudio Galeno (129-200 circa), il noto medico-filosofo di Pergamo, fu medico personale degli imperatori Marco Aurelio e Commodo. A differenza di Epitteto e Luciano, egli ha un’opinione realmente positiva sulla tenuta morale dei Cristiani1.

Attraverso la Historia anteislamica di Abulfida ci è pervenuto questo passo:

“I più tra gli uomini non sono in grado di comprendere con la mente un discorso dimostrativo consequenziale, per cui hanno bisogno, per essere educati, di miti. Così vediamo nel nostro tempo quegli uomini chiamati Cristiani trarre la propria fede dai miti. Essi, tuttavia, compiono le medesime azioni dei veri filosofi. Infatti, che disprezzino la morte e che, spinti da una sorta di ritegno, aborriscano i piaceri carnali, lo abbiamo tutti davanti agli occhi. Vi sono infatti tra loro sia uomini che donne i quali per tutta la vita si sono astenuti dai rapporti; e vi sono anche coloro che sono a tal punto progrediti nel dominare e dirigere gli animi, e nella più tenace ricerca della virtù, da non cedere in nulla ai veri filosofi” (De sentent. Pol. Plat)2.

Non è più soltanto il disprezzo della morte che colpisce Galeno, ma anche tutta la vita morale dei Cristiani. Giustino testimonia che alcuni Cristiani si astenevano interamente dal matrimonio, e tale costume era proposto ai pagani come esempio di virtù; si riteneva infatti che un tal genere di vita trovasse assentimento e ammirazione anche presso gli avversari. Invero, la filosofia del tempo inclinava all’ascetismo, e le attestazioni in favore della loro moralità non mancano. La Chiesa, tuttavia, metterà ben presto freno all’eccesso di questo rigetto della normale vita matrimoniale; esemplare è la condanna dell’apologista siro Taziano nel 172, il fondatore della setta degli Encratiti3.

Certamente, al di là di questo, Galeno condanna la fede dei cristiani come affermazione ostinata di cose affatto indimostrate; essa non è fondata sulla ragione (logos), per cui essa non è saggezza, bensì credulità.

“Nessuno subito da principio, come se fosse pervenuto alla dottrina di Mosè o Cristo, ascolti leggi indimostrate, nelle quali non si deve per nulla credere”. (De differentia pulsuum libri quattuor II, 4)4.

“Infatti si potrebbero dissuadere prima quelli che provengono da Mosé e Cristo, che non i medici o i filosofi, i quali si sono consumati sui loro principi”. (Ivi, III, 3)5.

Per Galeno, sarebbe molto più difficile far cambiare idea ad un filosofo o ad un medico, con alle spalle la sua scienza, che a un cristiano, aggrappato solo alla sua fede.


NOTE AL TESTO

1 Cfr. R. WALZER, Galen on Jews and Christians, Oxford, 1949.

2 Hominum plerique orationem demonstrativam continuam mente assequi nequeunt, quare indigent, ut instituantur, parabolis. Veluti nostro tempore videmus homines illos, qui Christiani vocantur, fidem suam e parabolis petiisse. Hi tamen interdum talia faciunt, qualia qui vere philosophantur. Nam quod mortem contemnunt, id quidem omnes ante oculos habemus; item quod verecundia quadam ducti ab usu rerum venerearum abhorrent. Sunt enim inter eos et feminae et viri, qui per totam vitam a concubitu abstinuerint; sunt etiam qui in animis regendis coercendisque et in acerrimo honestatis studio eo progressi sint, ut nihil cedant vere philosophantibus. Ed. Fleischer, Leipzig, 1831, p. 109.

3 Cfr. R. M. GRANT, The heresy of Tatian, in «Journal of theological Studies» n.s. V (1954), pp. 62-68.

4 […]†na m» tij eÙqÝj kat' ¢rc¦j, æj e„j Mwãsoà kaˆ Cristoà diatrib¾n ¢figmšnoj, nÒmwn ¢napode…ktwn ¢koÚV, kaˆ taàta ™n oŒj ¼kista cr». Ed. C.G. Kühn, Leipzig, 1824.

5 Q©tton g¦r ¥n tij toÝj ¢pÕ Mwãsoà kaˆ Cristoà metadid£xeien À toÝj ta‹j aƒršsesi prostethkÒtaj „atroÚj te kaˆ filosÒfouj.